Differenziale tipo A
Protezione obbligatoria della linea dedicata di un punto di ricarica, tipo A o B secondo la CEI 64-8.
Pubblicato il 21 agosto 2026
Foto : Archivio immagini Sparx Elec In breve
Una colonnina di ricarica in casa non è un elettrodomestico qualsiasi: è un circuito di potenza che va installato secondo regole precise. In Italia, queste regole sono fissate dalla Norma CEI 64-8, riferimento ufficiale per la realizzazione degli impianti elettrici a regola d’arte, come stabilito dalla Legge 186/68 e dal DM 37/08, e più precisamente dalla sezione CEI 64-8/7 — Sezione 722, aggiornata con la Variante V4.
L’installazione domestica di una wallbox o colonnina di ricarica richiede una linea radiale dedicata posata direttamente dal quadro generale, con interruttore magnetotermico calibrato e differenziale dedicato di Tipo A o Tipo B con protezione contro correnti di guasto in continua (RDC-DD 6 mA). In monofase le potenze di riferimento sono 3,7 kW (16 A) e 7,4 kW (32 A), regolate dalla Sezione 722 della CEI 64-8.
Questo articolo dettaglia ogni requisito: le potenze di ricarica, il quadro della CEI 64-8 sezione 722, la protezione differenziale, la sezione dei cavi, la potenza del contratto, le agevolazioni e il costo. L’obiettivo è che tu sappia cosa chiedere al tuo installatore e perché un impianto «su misura» non è un lusso: è la regola.
3,7 / 7,4 kW
potenze abituali in monofase 230 V (16/32 A)
CEI 64-8/7-722
sezione della norma per la ricarica dei veicoli
Tipo A o B
differenziale della linea di ricarica
DiCo
dichiarazione di conformità dell'installatore
La potenza di un caricatore domestico dipende dall’impianto e dal veicolo. In monofase 230 V, le potenze abituali sono 3,7 kW (16 A) e 7,4 kW (32 A). In trifase 400 V, si arriva a 11 kW (16 A per fase) e 22 kW (32 A per fase), potenze che richiedono un impianto trifase e un quadro adattato.
Per la maggior parte delle abitazioni, una wallbox da 7,4 kW in monofase è il buon compromesso: ricarica una batteria media in una notte, senza richiedere un contratto di potenza eccessivo. Una wallbox da 3,7 kW conviene quando la potenza del contratto è bassa o il veicolo si usa poco. La scelta si fa con l’installatore, in funzione della distanza giornaliera e del tempo di ricarica disponibile.
Il circuito di ricarica deve essere esclusivo: la CEI 64-8 sezione 722 richiede che ogni punto di ricarica abbia la propria linea, separata dai circuiti domestici. Questa linea dedicata riduce le cadute di tensione e i rischi di surriscaldamento, e assicura ricariche più stabili e sicure, soprattutto sugli impianti ad alta potenza.
Si distinguono tre livelli di ricarica. La ricarica lenta (fino a 3,7 kW) si fa su una presa domestica con il caricatore portatile del veicolo: è la soluzione più semplice, ma la più lenta, e non è adatta a un uso quotidiano intenso.
La ricarica normale (da 3,7 a 7,4 kW in monofase) si fa con una wallbox su una linea dedicata: è la soluzione standard per un’abitazione, con una ricarica completa in una notte.
La ricarica veloce (da 11 a 22 kW in trifase) richiede un impianto trifase e un quadro adattato: è riservata alle abitazioni con un contratto di potenza elevato o agli edifici collettivi. Oltre 22 kW, si parla di ricarica rapida, riservata alle infrastrutture pubbliche.
La gestione dei carichi (load management) permette di ricaricare senza superare la potenza del contratto: la wallbox misura il consumo dell’abitazione e riduce la potenza di ricarica quando gli elettrodomestici funzionano.
Questa funzione è particolarmente utile nelle abitazioni con una potenza contrattuale bassa: evita l’aumento della potenza e il distacco del contatore. Si integra nella wallbox o in un modulo dedicato nel quadro.
Negli edifici collettivi, la gestione dei carichi è spesso obbligatoria quando la potenza dei punti di ricarica supera quella del contratto dell’edificio. Un sistema centralizzato ripartisce la potenza tra i punti secondo l’uso.
La sezione CEI 64-8/7 — Sezione 722, aggiornata con la Variante V4, definisce le prescrizioni per i circuiti dedicati all’alimentazione dei veicoli elettrici. È la norma di riferimento per qualsiasi installazione di punto di ricarica in Italia, sia nelle abitazioni unifamiliari sia negli edifici collettivi.
La norma richiede che la linea sia dimensionata in base a: potenza nominale della wallbox, distanza dal quadro elettrico e modalità di posa dei cavi (a vista, incassata, interrata). Ogni punto di ricarica deve avere una linea elettrica esclusiva, separata dagli altri circuiti domestici.
Per una abitazione unifamiliare, il circuito parte dal quadro generale e alimenta esclusivamente il punto di ricarica. La sezione dei conduttori si determina secondo la CEI 64-8, con la portata dei cavi e la caduta di tensione come criteri.
La prima regola è la linea dedicata: ogni punto di ricarica ha la propria linea, dal quadro alla wallbox, senza condivisione con i circuiti domestici. Questa linea esclusiva evita i sovraccarichi e le cadute di tensione.
La seconda regola è la protezione: un magnetotermico per le sovracorrenti e un differenziale per i contatti indiretti, dimensionati secondo la potenza del caricatore. La sensibilità del differenziale è di 30 mA per la protezione delle persone.
La terza regola è la messa a terra: il circuito di ricarica si collega alla terra dell’impianto, la cui continuità si verifica prima della messa in servizio. Senza terra, il differenziale non può rilevare le dispersioni.
La quarta regola è il rilevamento delle dispersioni in corrente continua (DC): tramite un differenziale tipo B, oppure una combinazione tipo A + RDC-DD conforme alla IEC 62955. Questa protezione è fondamentale perché i caricabatterie dei veicoli elettrici generano correnti continue.
In un edificio collettivo, il diritto di installare un punto di ricarica è riconosciuto e facilitato dalla normativa: la Legge 11 dicembre 2012, n. 220 (riforma del condominio) facilita l’installazione di colonnine da parte dei residenti, e la Direttiva EPBD (2018/844), recepita dal D.Lgs. 48/2020, impone per gli edifici non residenziali nuovi o ristrutturati con più di 5 posti auto almeno 1 punto di ricarica e il precablaggio di almeno il 50% dei posti.
La CEI 64-8 sezione 722 e la normativa condominiale distinguono la comunicazione (per un punto individuale con contatore proprio) dall’autorizzazione dell’assemblea (per i lavori nelle parti comuni). L’installatore abilitato prepara il progetto e la documentazione.
La gestione dei carichi diventa necessaria quando la potenza dei punti di ricarica supera la potenza del contratto dell’edificio. Un sistema di gestione ripartisce la potenza tra i punti secondo l’uso, ed evita il distacco del contatore generale.
La protezione contro i contatti indiretti è obbligatoria sulla linea di ricarica. Il differenziale deve essere di tipo A come minimo, perché i caricatori dei veicoli elettrici generano correnti di difetto pulsate che un differenziale di tipo AC non rileva. Per i caricatori che possono produrre correnti continue lisce, il tipo B è obbligatorio, o una combinazione di tipo A con rilevamento della corrente continua (RDC-DD secondo la IEC 62955).
Differenziale tipo A
Protezione obbligatoria della linea dedicata di un punto di ricarica, tipo A o B secondo la CEI 64-8.
La sensibilità del differenziale è di 30 mA per la protezione delle persone. Questa protezione è la stessa dei circuiti domestici, ma la natura del caricatore impone il tipo A o B. Un differenziale di tipo AC su una linea di ricarica lascerebbe l’impianto senza protezione reale di fronte alle dispersioni pulsate del caricatore.
In pratica, gli installatori montano un differenziale tipo A di 40 A / 30 mA sulla linea della wallbox, o un tipo B se il caricatore lo richiede. Il magnetotermico si calibra secondo la potenza: 16 A per 3,7 kW, 32 A per 7,4 kW.
La sezione dei conduttori della linea di ricarica si calcola secondo la CEI 64-8: portata dei cavi, caduta di tensione e modalità di posa. In regola generale, una linea di 6 mm² conviene per un circuito di 32 A / 7,4 kW su una lunghezza ragionevole; oltre, bisogna verificare la caduta di tensione e aumentare la sezione (10 mm²).
La caduta di tensione massima ammessa secondo la CEI 64-8 è generalmente del 4% per i circuiti di illuminazione e per gli altri usi. Per una linea di ricarica lunga, la sezione si aumenta per rispettare questo limite. L’installatore calcola la sezione con la lunghezza reale del percorso, la modalità di posa (incassato, a vista, interrato) e la potenza del caricatore.
Un cavo troppo sottile si scalda sotto carico e può provocare un incendio. Un cavo sovradimensionato costa di più senza apportare nulla. Il calcolo secondo la CEI 64-8 è l’unico modo per scegliere la sezione corretta.
La tabella pratica delle sezioni per una wallbox domestica si riassume così: 1,5 mm² per l’illuminazione (10-16 A), 2,5 mm² per le prese (16-20 A), 4 mm² per i circuiti di grande potenza (20-25 A), 6 mm² per una wallbox da 7,4 kW (32 A) su una lunghezza ragionevole, 10 mm² per i circuiti da 40 A o le lunghe distanze.
Questa tabella è una prima stima: la portata reale dipende dalla modalità di posa (incassato, a vista, interrato), dal numero di conduttori caricati e dalla temperatura ambiente. La tabella della CEI 64-8 è la sola referenza per il calcolo definitivo.
Per una distanza superiore a 30 metri tra il quadro e la wallbox, la caduta di tensione diventa spesso il criterio determinante: si aumenta la sezione per rispettare il limite del 4%. L’installatore verifica questo punto sistematicamente.
Prima di installare una wallbox da 7,4 kW, bisogna verificare la potenza del contratto. In monofase, una potenza da 3 a 4,5 kW può bastare se l’abitazione non consuma simultaneamente; altrimenti, bisogna aumentare la potenza del contratto con il fornitore.
Il contatore stacca quando si supera la potenza contrattuale. Se la wallbox e gli elettrodomestici funzionano insieme, il contatore può distaccare. Aumentare la potenza del contratto ha un costo mensile, da confrontare con la soluzione di gestione dei carichi: alcuni caricatori limitano la potenza di ricarica in funzione del consumo dell’abitazione.
La CEI 64-8 e i produttori offrono questa funzione di gestione dinamica, che evita di aumentare la potenza del contratto in molti casi. È una decisione che si prende con l’installatore e il fornitore.
All’esterno —giardino, facciata, parcheggio—, la CEI 64-8 sezione 722 e la norma IEC 60364-7-722 impongono un indice di protezione minimo (IP44 minimo, spesso IP54) e una protezione meccanica contro gli urti. La messa a terra e la protezione contro i contatti indiretti sono obbligatorie.
Punto di ricarica
Il punto di ricarica si riconosce dalla sua presa di ricarica dedicata, distinta dal circuito domestico.
Una wallbox esterna deve essere stagna e resistente ai raggi UV. Il circuito interrato o a vista si protegge meccanicamente, e il collegamento si fa in una scatola stagna. L’installatore verifica la continuità della messa a terra prima della messa in servizio.
Un impianto di ricarica conforme alla CEI 64-8 e al DM 37/08 (dichiarazione di conformità rilasciata da un’impresa abilitata) permette l’accesso alle agevolazioni fiscali in vigore (ecobonus). Gli importi e le condizioni esatte vanno verificati al momento della redazione, così come le eventuali nuove linee di finanziamento.
Il costo di un’installazione domestica varia secondo la potenza, la distanza dal quadro e i lavori necessari. In regola generale, una wallbox da 7,4 kW con installazione costa tra 600 e 1 500 € secondo il materiale e la complessità; un punto di ricarica in un edificio collettivo costa di più per i lavori e la gestione dei carichi.
La dichiarazione dell’impianto è obbligatoria: l’installatore abilitato rilascia la dichiarazione di conformità (DiCo) e la trasmette all’ente competente, secondo il DM 37/08. È la condizione per la sicurezza e per l’accesso alle agevolazioni.
Un preventivo di installazione domestica si compone della wallbox, della protezione (magnetotermico e differenziale), del cavo, dei tubi e della manodopera. La wallbox da 7,4 kW costa tra 400 e 800 €; la protezione, tra 50 e 150 €; il cavo e i tubi, secondo la distanza; la manodopera, tra 200 e 500 € secondo la complessità.
I lavori rincarano l’installazione: un percorso incassato in un’abitazione occupata, un passaggio di facciata o un tratto interrato nel giardino aggiungono ore di lavoro. Un preventivo serio dettaglia ogni voce e le condizioni di accesso.
Il confronto tra più preventivi va fatto sullo stesso perimetro: potenza della wallbox, lunghezza del circuito, tipo di protezione, DiCo inclusa o no. Il prezzo più basso non è il migliore se l’impianto non rispetta la CEI 64-8.
Il primo errore è installare il punto di ricarica su un circuito esistente. Un circuito di prese non è dimensionato per la potenza continua di un caricatore: il cavo si scalda, il magnetotermico salta, e il rischio di incendio aumenta. La CEI 64-8 sezione 722 richiede una linea dedicata.
Quadro e calibri
Il calibro della protezione si legge sotto il modulo, prima di confrontarlo con la potenza del caricatore.
Il secondo errore è scegliere la sezione «a occhio». La sezione si calcola con la lunghezza reale e la potenza; un cavo da 2,5 mm² su 30 metri per una wallbox da 7,4 kW presenta una caduta di tensione eccessiva e si scalda. La tabella della CEI 64-8 è il riferimento.
Il terzo errore è dimenticare la messa a terra. Un punto di ricarica senza terra efficace non può proteggere contro i contatti indiretti: il differenziale non rileva la dispersione. La continuità della terra si verifica prima della messa in servizio.
Il quarto errore è ignorare la potenza del contratto. Una wallbox da 7,4 kW su un contratto da 3 kW farà distaccare il contatore appena la casa consuma. La gestione dei carichi o l’aumento di potenza sono le due soluzioni.
Quando un cliente mi chiede un punto di ricarica, comincio verificando la potenza del contratto e lo spazio nel quadro. Dopo calcolo la sezione della linea secondo la distanza e la potenza, e dimensiono le protezioni. L’installazione si fa con il circuito staccato, e la messa in servizio si verifica con misure di isolamento e di continuità di terra.
La scelta del materiale è anche un criterio: una wallbox di un marchio noto, con certificazione e garanzia, non è paragonabile a un apparecchio senza riferimenti. L’installatore sceglie il materiale in funzione dell’uso, non del prezzo: una wallbox da esterno non è una wallbox da interno con una copertura.
La messa in servizio si fa in più fasi: misura dell’isolamento della linea, verifica della continuità della terra, prova del differenziale con il suo pulsante di test, e una prima ricarica di controllo. Queste verifiche fanno parte del lavoro dell’installatore e si documentano nella dichiarazione di conformità.
Prima di autorizzare la prima ricarica, l’installatore verifica la continuità dei conduttori, l’isolamento della linea con un megohmetro, la sensibilità del differenziale con il suo pulsante di test e il corretto collegamento della terra. Ogni verifica si annota.
La prova del differenziale si fa con il circuito senza carico: il pulsante di test deve far scattare l’apparecchio. La misura dell’isolamento si fa tra i conduttori e la terra, con valori superiori a 1 MΩ per un impianto nuovo. Se una misura non è conforme, si corregge prima della messa in servizio.
Questa verifica finale protegge l’utente: un impianto conforme si consegna con la documentazione (DiCo, schema, istruzioni). È anche la condizione per la garanzia della wallbox e per le agevolazioni se esistono.
Non descrivo qui alcuna manipolazione sotto tensione: l’installazione di un punto di ricarica si affida a un installatore abilitato, che rilascia la dichiarazione di conformità e la trasmette all’ente competente. La conformità alla CEI 64-8 è la condizione per la sicurezza e per l’accesso alle agevolazioni.
Una linea dedicata ed esclusiva, protetta da un magnetotermico e un differenziale tipo A (o B secondo il caricatore), dimensionata secondo la CEI 64-8 sezione 722, e realizzata da un installatore abilitato con DiCo.
In monofase 230 V, 3,7 kW (16 A) o 7,4 kW (32 A). La scelta dipende dalla potenza del contratto, dall'uso del veicolo e dal tempo di ricarica disponibile; 7,4 kW è il buon compromesso per la maggior parte.
In regola generale, 6 mm² per un circuito da 32 A su una lunghezza ragionevole; si verifica la caduta di tensione secondo la CEI 64-8 e si aumenta a 10 mm² se necessario.
Sì: il tipo A come minimo per rilevare le correnti di difetto pulsate del caricatore, e il tipo B (o tipo A + RDC-DD secondo la IEC 62955) se il caricatore può produrre corrente continua liscia.
Sì: la Legge 220/2012 facilita l'installazione di colonnine da parte dei residenti. La CEI 64-8 sezione 722 può richiedere una gestione dei carichi quando la potenza dei punti supera quella del contratto.
Un impianto conforme alla CEI 64-8 e al DM 37/08 (DiCo) permette l'accesso alle agevolazioni fiscali in vigore (ecobonus). Gli importi e le condizioni vanno verificati al momento dell'installazione.
Fonti e riferimenti
Guide pratiche su impianti elettrici, diagnosi dei guasti e scelta degli utensili di lavoro, verificate secondo le norme tecniche di questa edizione nazionale.
Sezione del cavo elettrico in mm²: tabella pratica per illuminazione, prese, piano cottura, portata secondo CEI 64-8 e caduta di tensione massima 4 %.
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