Impianti elettrici

Sezione cavo elettrico: tabella e calcolo

Théo Desrousseaux 20 min di lettura

Pubblicato il 21 agosto 2026

Sezione cavo elettrico: tabella e calcolo Foto : Archivio immagini Sparx Elec
Sezione di cavo elettrico in rame con conduttori spelati.

In breve

  • La sezione del cavo si legge sulla guaina in mm² e si sceglie per circuito: 1,5 mm² per l’illuminazione, 2,5 mm² per le prese, 6 mm² per il piano cottura.
  • La portata del cavo dipende dalla posa, incassata, a vista o interrata, e dalle condizioni ambientali secondo la CEI 64-8.
  • La caduta di tensione non deve superare il 4 % della tensione nominale tra quadro e apparecchio.
  • Il magnetotermico deve avere un calibro inferiore o uguale alla portata del cavo che protegge.
  • In Italia gli impianti elettrici sono realizzati solo da imprese abilitate ai sensi del DM 37/2008.

La sezione nominale di un conduttore in rame si legge impressa sulla guaina esterna, espressa in millimetri quadrati, e deve coordinarsi tassativamente con il potere di interruzione e la corrente nominale del magnetotermico a monte. Negli impianti domestici italiani, le sezioni standard impiegate secondo la norma CEI 64-8 sono 1,5 mm² (luce 10 A), 2,5 mm² (prese 16 A) e 6 mm² (carichi pesanti e piano induzione), verificando sempre la portata Iz e contenendo la caduta di tensione entro il 4 %.

Io, come elettricista, quando preparo un dimensionamento parto sempre da tre dati: l’uso del circuito, la lunghezza del percorso e il calibro della protezione. Con questi tre numeri la scelta della sezione diventa una verifica, non una scommessa. In questo articolo ti spiego il metodo completo, dalla lettura della guaina al controllo della posa, con i valori che la norma CEI 64-8 fissa per gli impianti realizzati in Italia e la tabella pratica delle sezioni correnti.

Un’avvertenza prima di cominciare: questo articolo spiega come si dimensiona e si verifica una sezione, ma non sostituisce un intervento professionale. Se devi aprire un quadro, modificare un circuito o sostituire una protezione, la regola italiana è chiara e la trovi alla fine: serve un’impresa abilitata. La parte teorica, però, è utile a tutti, perché permette di capire cosa fa un elettricista e di verificare la coerenza di un impianto esistente.

1,5 mm²

sezione tipica dell’illuminazione, protezione fino a 16 A

2,5 mm²

sezione standard delle prese, protezione fino a 20 A

4 %

caduta di tensione massima ammessa dalla CEI 64-8

6 mm²

sezione del piano cottura e del forno, protezione fino a 32 A

La sezione del cavo si legge sulla guaina

Il primo gesto, sul campo, è leggere la sezione stampata sulla guaina del cavo. I produttori stampano una sigla che indica il numero dei conduttori e la loro sezione: per esempio 3G2,5 significa tre conduttori da 2,5 mm² ciascuno, di cui uno di terra, indicato dalla lettera G. La sezione è espressa in mm², cioè in millimetri quadrati, e compare a intervalli regolari lungo tutta la guaina, vicino al marchio del produttore e alla tensione nominale.

Non si valuta mai la sezione a occhio, dal diametro esterno del cavo: due cavi con lo stesso diametro possono avere sezioni interne molto diverse, perché lo spessore dell’isolante cambia da un prodotto all’altro. La lettura della guaina è l’unico modo sicuro per sapere con cosa si ha a che fare prima di aprire un quadro o collegare una linea. Quando il cavo è già posato e la guaina non è visibile, la sezione si può dedurre dal calibro della protezione, ma solo come controllo preliminare, da confermare con la documentazione dell’impianto.

La sigla stampata si riferisce quasi sempre a conduttori in rame, che è il materiale standard degli impianti residenziali; l’alluminio è dichiarato esplicitamente sulla guaina, con una sigla diversa. Nei circuiti monofase il neutro ha la stessa sezione della fase: è un requisito che si verifica leggendo la sigla sulla guaina, dove tutti i conduttori portano la stessa sezione. La sigla contiene anche il tipo di conduttore, per esempio H07V-K per un conduttore flessibile da posare in tubo protettivo, e la tensione di isolamento, in genere 450/750 V.

Un dettaglio che controllo sempre è la data di produzione del cavo, perché l’isolante invecchia: un cavo vecchio ha un isolante più rigido e meno elastico, ma la sezione del rame resta quella stampata. La lettura della guaina risponde a una domanda semplice e precisa: che conduttore ho davanti? È la domanda giusta da porsi prima di ogni verifica, perché tutto il resto, portata, protezione e caduta di tensione, parte da quella risposta.

La tabella pratica delle sezioni

Ecco la tabella che uso come punto di partenza per un impianto residenziale in Italia. I valori di corrente indicano il calibro del magnetotermico che protegge il circuito, non la portata massima del cavo, che dipende dalla posa e dalle condizioni ambientali. Le sezioni 1,5, 2,5, 4, 6 e 10 mm² coprono quasi tutti i circuiti di un’abitazione e sono quelle che trovi nei corrugati di un impianto tipico.

Sezione del conduttore Circuito tipico Protezione magnetotermica Note
Sezione del conduttore 1,5 mm² Circuito tipico Illuminazione Protezione magnetotermica 10 A (fino a 16 A) Note Circuito senza prese
Sezione del conduttore 2,5 mm² Circuito tipico Prese Protezione magnetotermica 16 A (fino a 20 A) Note Il circuito prese standard
Sezione del conduttore 4 mm² Circuito tipico Elettrodomestici Protezione magnetotermica 20 A (fino a 25 A) Note Linee dedicate
Sezione del conduttore 6 mm² Circuito tipico Piano cottura e forno Protezione magnetotermica 25 A (fino a 32 A) Note Circuito dedicato
Sezione del conduttore 10 mm² Circuito tipico Linee principali Protezione magnetotermica 40 A Note Alimentazioni importanti

Tabella pratica delle sezioni correnti in rame per un impianto residenziale italiano. I calibri indicano la protezione tipica; la portata reale del cavo dipende dalla posa e dalle condizioni ambientali, come prevede la CEI 64-8.

La prima colonna è la sezione del conduttore in rame, la seconda l’uso tipico del circuito, la terza il calibro di protezione che associo per difetto. La regola che ripeto sempre è che la protezione si sceglie per il cavo, non per l’apparecchio: se il cavo porta al massimo 20 A, non lo si protegge con un magnetotermico da 25 A, anche se l’apparecchio che alimenta ne assorbe solo 10 A. Il calibro si abbassa, mai si alza, quando il cavo è il punto debole della linea.

Queste corrispondenze sono il punto di partenza, non il risultato finale. Un circuito di prese in 2,5 mm² è corretto su dieci metri, ma su sessanta metri può richiedere una sezione superiore per rispettare la caduta di tensione. La tabella dà l’ordine di grandezza; la verifica di portata e caduta di tensione dà la risposta definitiva, circuito per circuito.

Per l’illuminazione, per esempio, 1,5 mm² con protezione da 10 A copre comodamente una linea di punti luce in una stanza. Per le prese, 2,5 mm² con 16 A è la configurazione più diffusa e regge gli usi normali di una casa. Il piano cottura, che assorbe parecchio, richiede 6 mm² e un circuito dedicato con protezione da 25 A o 32 A. Le linee principali e i collegamenti di distribuzione usano 10 mm², spesso protetti da 40 A.

In cucina, la regola dei circuiti dedicati ha un ruolo particolare: piano cottura, forno, lavastoviglie e lavatrice hanno spesso una linea propria che parte dal quadro, dimensionata sul carico dell’apparecchio. È il modo più sicuro di evitare che più apparecchi potenti si sommino sullo stesso cavo. Quando un circuito deve alimentare un apparecchio nuovo più potente del previsto, la prima verifica è sempre la sezione del cavo esistente, perché è lei che decide se la linea regge o se va rifatta.

La portata dei cavi secondo la CEI 64-8

La CEI 64-8 è la norma italiana che regola gli impianti elettrici utilizzatori a bassa tensione ed è il riferimento per il dimensionamento dei conduttori. Il termine tecnico da conoscere è portata: la corrente massima che un conduttore può trasportare in modo continuo senza che la temperatura superi il limite previsto per l’isolante. La portata si misura in ampere ed è tabulata dalla norma in funzione della sezione, del materiale e del metodo di posa.

La stessa sezione ha portate diverse a seconda di come il cavo è installato: un conduttore in posa a vista disperde il calore meglio di uno incassato, quindi può portare più corrente. La norma distingue anche la posa interrata, che ha tabelle proprie perché il terreno disperde il calore in modo diverso dall’aria. È per questo che due impianti con gli stessi cavi possono avere protezioni diverse, senza che nessuno dei due sia sbagliato.

Ai valori di base si applicano poi i fattori di correzione, quando la temperatura ambiente supera i 30 °C o quando più circuiti sono raggruppati nello stesso tubo: più cavi vicini si scaldano a vicenda e la portata di ciascuno diminuisce. Quando preparo un dimensionamento, il raggruppamento è il primo fattore che controllo, perché in un tubo incassato raramente passa un solo circuito. Un calcolo fatto solo con la tabella di base, senza questi coefficienti, sovrastima sistematicamente la portata reale.

Il controllo dei colori dei conduttori fa parte della stessa verifica: prima di collegare una linea, controllo a colpo d’occhio che fase, neutro e terra siano identificati correttamente. Il neutro è blu, la fase è marrone o nero, la terra è verde e giallo, come prevede la CEI 64-8 per i conduttori isolati. Questa regola dei colori vale su tutta la linea, dal quadro fino all’ultimo punto: se trovo un colore fuori posto, significa che qualcuno ha modificato il circuito senza seguire la norma.

Primo piano di un cavo nero spelato tenuto in mano, tre conduttori isolati blu, marrone e verde-giallo escono dalla guaina

Cavo spelato

Controllare a colpo d’occhio i colori dei conduttori di una linea prima di collegare.

Un’inversione tra fase e neutro su una linea è un errore che si scopre solo al momento delle prove e che può costare caro. La verifica visiva dei colori richiede pochi secondi e si fa prima di ogni collegamento, mai dopo. È il tipo di controllo che previene i guasti più banali: tre conduttori che escono dalla guaina, ognuno con il suo colore, si leggono a colpo d’occhio.

Posa incassata, a vista e interrata

La posa incassata è la più comune in Italia: i cavi corrono dentro tubi protettivi annegati nella muratura e la scarsa ventilazione riduce la portata rispetto alla posa a vista. È il caso tipico delle abitazioni, dove i corrugati sono inseriti nella traccia del muro e poi coperti dall’intonaco. Un cavo da 2,5 mm² in posa incassata porta meno corrente dello stesso cavo fissato su una parete.

La posa a vista riguarda i cavi fissati su pareti, passerelle o canalette: l’aria circola e la portata aumenta. La posa interrata segue tabelle specifiche, perché il terreno dissipa il calore in modo diverso dall’aria e la profondità ha un ruolo. In ogni caso, la sezione scelta con la tabella pratica va verificata con la tabella di portata corrispondente al metodo di posa reale del cavo.

È qui che un dimensionamento fatto solo con la tabella veloce mostra i suoi limiti: la stessa linea di prese da 2,5 mm² non si dimensiona allo stesso modo se corre in un corrugato incassato nel muro o se è tirata in una canaletta ventilata. La norma fornisce i valori per entrambi i casi e la protezione si adatta di conseguenza. Il metodo di posa va quindi annotato prima di scegliere la sezione, non dopo.

Nei locali con temperatura elevata, come una cucina professionale o un locale caldaia, la portata si riduce ulteriormente e il fattore di correzione per la temperatura va applicato per intero. Nei casi in cui più circuiti condividono lo stesso tubo, il fattore di raggruppamento si combina con quello di temperatura: i due coefficienti si moltiplicano. È la combinazione che spiega la maggior parte dei cavi sotto-dimensionati trovati nelle verifiche.

Il riempimento del tubo è un altro limite che la CEI 64-8 fissa: il tubo protettivo non si riempie oltre una certa percentuale, perché i conduttori devono restare estraibili e devono poter dissipare il calore. Quando un corrugato è già pieno e si vuole aggiungere un circuito, la risposta corretta non è forzare un cavo in più, ma tirare un nuovo tubo. È una regola di posa che incide sul dimensionamento: un circuito tirato in un tubo sovraffollato non ha la stessa portata di un circuito in un tubo corretto.

La caduta di tensione: il limite del 4 %

Il secondo controllo di dimensionamento è la caduta di tensione, la perdita di tensione che si verifica lungo il cavo a causa della resistenza del conduttore. La CEI 64-8 fissa il limite: la caduta di tensione tra l’origine dell’impianto e qualsiasi apparecchio utilizzatore non deve superare il 4 % della tensione nominale. In un impianto a 230 V, questo significa al massimo poco più di 9 V di perdita tra quadro e apparecchio.

La caduta di tensione dipende dalla lunghezza del cavo, dalla corrente che lo attraversa e dalla sezione del conduttore: più il percorso è lungo, più la sezione deve crescere per mantenere la tensione accettabile. È il motivo per cui un cavo può essere corretto per la portata e sbagliato per la caduta di tensione su un percorso lungo. Quando dimensiono una linea verso un garage, una soffitta o un punto lontano dal quadro, calcolo sempre la caduta di tensione sulla lunghezza reale del percorso.

La formula di base è semplice: la caduta di tensione cresce con la lunghezza e con la corrente e diminuisce all’aumentare della sezione. La lunghezza da considerare è quella reale del cavo, comprese risalite e riserve agli estremi, non la distanza in linea d’aria. Un percorso sottovalutato di dieci metri può trasformare una sezione corretta in una sezione insufficiente, e la differenza si vede solo con il calcolo.

Un esempio concreto: una linea di prese da 2,5 mm² che alimenta 16 A su 30 metri di percorso reale ha una caduta di tensione che si avvicina al limite del 4 %. Lo stesso circuito su 15 metri resta ampiamente sotto il limite. È la dimostrazione che la lunghezza è una variabile di dimensionamento a tutti gli effetti, non un dettaglio da trascurare: sezione e lunghezza vanno sempre lette insieme.

La caduta di tensione si misura tra l’origine dell’impianto e l’apparecchio, quindi il percorso da considerare parte dal quadro, non dalla presa più vicina. In un impianto trifase a 400 V il calcolo cambia rispetto al monofase a 230 V, perché la tensione composta è più alta e la caduta percentuale si riduce a parità di perdita in volt. Quando il quadro è lontano dal punto di consegna, anche la linea tra contatore e quadro va inclusa nella verifica, perché fa parte della caduta totale vista dall’apparecchio.

La protezione: il magnetotermico non supera la portata

Il magnetotermico è il dispositivo che protegge il circuito dalla sovracorrente: la parte magnetica interviene sul cortocircuito, la parte termica sul sovraccarico. La regola di base del dimensionamento è che il calibro del magnetotermico deve essere inferiore o uguale alla portata del cavo. Se la protezione è più grande del cavo, un sovraccarico prolungato può scaldare il conduttore oltre il limite senza che nulla intervenga.

Il calibro si legge sul fronte del modulo, stampato sotto la leva: per esempio la scritta C16 indica un interruttore da 16 A con curva di intervento C. Prima di collegare un cavo su un magnetotermico, confronto sempre il calibro con la sezione del conduttore: un 16 A si abbina a un 1,5 mm² o a un 2,5 mm² a seconda della posa, mai a un cavo più piccolo. Un calibro troppo piccolo rispetto alla linea, al contrario, provoca solo scatti frequenti, non un rischio.

Il quadro elettrico ospita anche l’interruttore differenziale, che protegge le persone dai contatti indiretti, e l’interruttore generale che stacca l’intero impianto. Il dimensionamento dei conduttori riguarda in primo luogo i magnetotermici di ogni circuito, ma la coerenza tra sezione e protezione si verifica su ogni punto del quadro, comprese le alimentazioni principali in 10 mm² protette da 40 A. Anche la curva del magnetotermico ha un ruolo: la curva C è la più comune negli impianti civili, la curva D si usa per i carichi con spunto elevato.

L’interruttore generale del quadro si coordina con il dispositivo installato dal distributore a monte, che limita la potenza contrattuale. Se l’utenza ha un limite da 3 kW o 6 kW, l’interruttore generale del quadro non si dimensiona come se la linea fosse libera: il punto debole dell’intera catena, protezione di rete compresa, resta il riferimento. Quando verifico un quadro, controllo sempre che la protezione generale sia coerente con la potenza contrattuale e con la sezione della linea di alimentazione, perché è il primo anello della catena di protezione.

Ecco come si legge il calibro su un modulo di quadro: il valore è stampato sotto il dispositivo e va confrontato con la sezione del cavo del circuito prima di qualsiasi collegamento.

Interruttori Schneider Resi9 su un quadro trifase, marcatura C16 visibile sotto un modulo

Quadro e calibri

Il calibro si legge sotto il modulo, prima di confrontarlo con la sezione del cavo protetto.

Un C16 su un circuito da 1,5 mm² è una combinazione normale per l’illuminazione; lo stesso C16 su un circuito da 2,5 mm² è la configurazione standard delle prese. Il problema nasce quando il calibro supera la portata del cavo, e questo capita soprattutto quando si sostituisce un interruttore vecchio con uno più potente senza cambiare il conduttore. In quel caso, la protezione non protegge più nulla.

Rame o alluminio: la scelta del conduttore

In un impianto residenziale il conduttore standard è il rame: la conducibilità è alta, si collega facilmente e le sezioni correnti 1,5, 2,5, 4, 6 e 10 mm² sono prodotte in grandi quantità. Il rame è il materiale di riferimento della tabella pratica ed è quello che ci si aspetta di trovare in un impianto domestico italiano, sia nelle linee di distribuzione sia nei singoli circuiti.

L’alluminio compare soprattutto nelle grandi sezioni, nelle alimentazioni principali o nei collegamenti di potenza, dove il minor peso e il costo inferiore compensano la conducibilità più bassa. A parità di corrente, un conduttore in alluminio deve avere una sezione maggiore di quello in rame, circa una volta e mezza in più. Nei circuiti da 10 mm² in giù, il rame resta la scelta ovvia.

Il passaggio tra i due materiali non è mai una questione di preferenza: ogni materiale ha tabelle di portata proprie e le sezioni non sono intercambiabili. Quando trovo dell’alluminio in un impianto, controllo con attenzione i collegamenti, perché il materiale richiede morsetti e capicorda adatti, studiati per evitare l’ossidazione. In un’abitazione, comunque, il caso di gran lunga più frequente è il rame.

Verificare la sezione sul cantiere

Sul cantiere la sezione si verifica prima di collegare, e la guaina non è l’unico posto dove si legge. Gli utensili di crimpatura portano incisa la gamma di sezioni per cui sono previsti: una pinza che riporta 10 mm² è destinata a capicorda e puntali di quella sezione. Controllare l’utensile è un secondo livello di verifica, utile quando il cavo è già tagliato e la guaina non si legge più.

Testa di una pinza per crimpare Klauke K32 appoggiata su una superficie di legno, incisione 10 mm² visibile

Testa della pinza K32

La sezione si riconosce anche sull’utensile di crimpatura, non solo sulla guaina del cavo.

La crimpatura è il punto in cui la sezione del cavo e quella del capocorda devono coincidere: un capocorda troppo grande per il conduttore non garantisce il contatto, uno troppo piccolo non entra. Ecco perché sulla pinza da crimpare è incisa la sezione: è un controllo incrociato che si fa a colpo d’occhio, prima di chiudere la crimpatura. Un collegamento crimpato male è un punto caldo in potenza, invisibile a quadro chiuso.

Su un impianto già esistente, quando la guaina non è leggibile in nessun punto, la sezione si può verificare con un calibro che misura il diametro del conduttore nudo, da confrontare con la tabella delle sezioni standard. È una verifica indiretta, utile per confermare un dubbio, ma non sostituisce la lettura della guaina su un cavo nuovo. In ogni caso, la verifica strumentale si fa a impianto fuori tensione, con la stessa cautela che si usa per qualsiasi intervento sul quadro.

Il controllo finale, prima di richiudere un quadro, è la coerenza tra tre elementi: il calibro del magnetotermico, la sezione del cavo e la sezione di capicorda o puntali. Quando i tre numeri combaciano, il circuito è dimensionato in modo coerente. Quando uno dei tre non torna, è il momento di fermarsi e verificare, perché un errore qui si traduce in calore, non in un semplice fastidio.

Nel quadro, ogni circuito è identificato da un’etichetta che ne indica l’uso: un quadro ben fatto si legge a colpo d’occhio, con ogni protezione associata al suo circuito e ogni cavo associato alla sua protezione. La verifica della sezione si inserisce in questo controllo d’insieme, circuito per circuito, dall’illuminazione alle prese fino al piano cottura.

Il DM 37/2008: chi può intervenire sull’impianto

In Italia la realizzazione e la modifica degli impianti elettrici è regolata dal DM 37/2008, il decreto ministeriale che disciplina la materia degli impianti all’interno degli edifici. Il principio centrale è che gli impianti possono essere realizzati solo da imprese abilitate, iscritte nel registro delle imprese e in possesso dei requisiti tecnico-professionali previsti dal decreto. Questo vale per la realizzazione, la trasformazione, l’ampliamento e la manutenzione straordinaria di un impianto.

Al termine dei lavori, l’impresa rilascia al committente la dichiarazione di conformità, il documento che attesta che l’impianto è stato realizzato a regola d’arte e in conformità alla normativa vigente, CEI 64-8 compresa. Secondo l’articolo 7 del decreto, copia della dichiarazione va inviata all’ente locale competente entro trenta giorni dal ricevimento, e l’originale va conservato insieme al progetto dell’impianto e alle certificazioni dei materiali. Senza questo documento, un impianto nuovo o modificato non è documentato, e questo pesa in caso di vendita o di sinistro.

Questo quadro normativo non cambia il ragionamento tecnico sulla sezione dei cavi: le tabelle di portata e i limiti di caduta di tensione restano quelli della CEI 64-8. Cambia però la risposta a una domanda pratica: chi interviene su un quadro elettrico in Italia deve essere un’impresa abilitata, non una persona che lo fa per esperienza personale. Il decreto DM 37/2008 esiste proprio per questo.

Come dimensionare la sezione: guida passo passo

Riepilogo qui la procedura completa, la stessa che trovi nel riquadro guida in cima all’articolo. Sono cinque passaggi e l’ordine non è casuale: la sicurezza viene prima, i numeri dopo.

Il primo passaggio è staccare la corrente: prima di aprire un quadro, toccare un cavo o verificare una sezione, si toglie tensione all’interruttore generale e si verifica l’assenza di tensione con un rilevatore adatto. Nessuna misura, lettura o collegamento si fa su un impianto sotto tensione. Questo passaggio non è negoziabile.

Il secondo passaggio è leggere la sezione sulla guaina del cavo, in millimetri quadrati, e annotare l’uso del circuito: illuminazione, prese, piano cottura o linea dedicata. Con l’uso e la sezione si può già confrontare il calibro del magnetotermico che protegge il circuito. La lettura si fa sul cavo reale, mai su un’etichetta o su una scheda tecnica quando il cavo è già in opera.

Il terzo passaggio è confrontare con la protezione: il calibro del magnetotermico deve essere inferiore o uguale alla portata del cavo. Se il cavo è da 1,5 mm² e il magnetotermico è da 20 A, c’è già un problema da correggere prima di andare avanti. Questo confronto è il cuore del dimensionamento e si fa su ogni singolo circuito del quadro.

Il quarto passaggio è verificare la portata e la caduta di tensione secondo la posa, incassata, a vista o interrata, con i fattori di correzione per temperatura e raggruppamento. Sui percorsi lunghi si calcola anche la caduta di tensione, che non deve superare il 4 %. Solo dopo questa doppia verifica la sezione può considerarsi scelta.

Il quinto passaggio è il controllo finale sul campo: sezione letta sulla guaina, calibro della protezione e accessori di crimpatura devono combaciare prima di richiudere il quadro. Se qualcosa non torna, si verifica, non si forza. Un quadro richiuso con un dubbio in sospeso è un quadro da riaprire.

Gli errori più comuni nel dimensionamento

Chiudo con gli errori che vedo tornare più spesso e che la tabella pratica da sola non evita.

Il primo errore è proteggere un cavo con un magnetotermico troppo grande, magari per far reggere un apparecchio potente. Il risultato è un cavo che può surriscaldarsi senza che la protezione intervenga: il calibro si sceglie per il cavo, mai per l’apparecchio. È la regola che previene la maggior parte dei problemi di sovraccarico, ed è anche la prima cosa che controllo in un quadro esistente.

Il secondo errore è ignorare la posa: prendere la portata di un cavo a vista per un cavo che in realtà è incassato in un tubo corrugato o raggruppato con altri cinque circuiti. La portata reale può essere di molto inferiore a quella tabulata e la sezione insufficiente, anche se il calcolo di base sembrava corretto.

Il terzo errore è dimenticare la caduta di tensione sui percorsi lunghi: un cavo di sezione giusta per la portata può essere sbagliato su cinquanta metri e l’impianto funziona male senza che nulla scatti. La caduta di tensione non deve superare il 4 %, e la verifica si fa sulla lunghezza reale del percorso.

Il quarto errore è valutare la sezione a occhio, dal diametro esterno del cavo o dal colore della guaina. La sezione si legge sulla guaina o si verifica con uno strumento adatto, e ogni dubbio si risolve controllando prima di collegare. Il quinto errore è usare una sola sezione per tutti i circuiti, per semplicità: ogni circuito ha la sua sezione e la sua protezione, e un impianto fatto tutto in 2,5 mm² non è dimensionato, è approssimativo.

FAQ

Quale sezione di cavo serve per l’illuminazione?

Per l’illuminazione si usa in genere la sezione 1,5 mm² con una protezione da 10 A, fino a 16 A al massimo. Il circuito deve restare dedicato alle luci: aggiungere prese su un circuito luce così dimensionato non rispetta la CEI 64-8.

Quale sezione di cavo serve per le prese?

Le prese si alimentano con 2,5 mm², protette da un magnetotermico da 16 A, fino a 20 A. È la sezione standard dei circuiti prese in un’abitazione e copre la quasi totalità degli elettrodomestici.

Che sezione serve per il piano cottura?

Il piano cottura e il forno richiedono un circuito dedicato in 6 mm² con protezione da 25 A, fino a 32 A. La sezione va verificata anche sulla lunghezza del percorso, perché la caduta di tensione non deve superare il 4 %.

Il magnetotermico può essere più grande della portata del cavo?

No, mai. Il calibro della protezione deve essere inferiore o uguale alla portata del cavo, altrimenti un sovraccarico prolungato può far surriscaldare il conduttore senza che la protezione scatti.

Come si legge la sezione di un cavo?

La sezione è stampata sulla guaina in mm²: per esempio la sigla 3G2,5 indica tre conduttori da 2,5 mm² ciascuno. Si legge prima del collegamento, mai a occhio, e si confronta con il calibro del magnetotermico.

Chi può realizzare un impianto elettrico in Italia?

Solo un’impresa abilitata ai sensi del DM 37/2008 può realizzare, trasformare o riparare un impianto elettrico. Al termine dei lavori il committente riceve la dichiarazione di conformità dell’impianto.

Théo Desrousseaux au travail

Théo Desrousseaux

Elettricista ed editore

Lavoro sul campo e curo questa rivista. Ogni guida viene verificata per il Paese di destinazione prima della pubblicazione.

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